THC: cos’è il tetraidrocannabinolo

THC

Il THC è il più importante principio attivo contenuto nella cannabis o canapa. Le prime coltivazioni di canapa risalgono a più di 5000 anni fa, probabilmente in Asia Centrale e si ritiene che, probabilmente, sia arrivata in Europa almeno nel 500 A.C. Non c’è da stupirsi quindi che la marijuana sia stata per largo periodo utilizzata come pianta medicinale, visti e conosciuti i suoi molteplici effetti positivi come diminuzione di sensazione di dolore e rilassante muscolare, ma a causa dei suoi effetti psicogeni e della sua capacità di alterare la coscienza troppo spesso è stata utilizzata meramente a scopo ludico. È stata proprio questa la ragione del perché, oggi giorno, la cannabis è al centro di numerosi dibattiti e discussioni di stampo etico-morale, ideologiche e politiche.

Cos’è il THC da un punto di vista biochimico

La canapa contiene più di 400 composti naturali, tra i quali si distinguono i cannabioidi, tra cui il più conosciuto è il THC.

Il THC, ovvero il delta-9-tetraidrocannabinolo o più comunemente chiamato anche tetraidrocannabinolo, è uno dei principi attivi della cannabis. Viene prodotto dai fiori della pianta di marijuana e si tratta, di fatto, di una sostanza psicogena con proprietà euforizzanti, ma che, nelle giuste dosi e modalità, esplica anche numerose azioni a vantaggio del nostro organismo come l’ effetto antiemetico (calma il senso di nausea e vomito).

Le alterazioni, in senso positivo e negativo sul nostro organismo, del THC possono verificarsi grazie alla presenza di specifici recettori cannabinoidi (CB1 e CB2) presenti sia nel nostro sistema nervoso che nel nostro sistema immunitario: è bene sapere e tenere a mente che il corpo umano è capace di produrre naturalmente sostanze cannabioidi in via endogena come ad esempio l’Anandamide e la Virodamina, delle molecole bio-lipidiche capaci di modulare e regolare l’eccitabilità neuronale. Legandosi ai propri recettori, il THC stimola il rilascio di dopamina da parte di alcune regioni del nostro cervello, in particolar modo, per esser più precisi, da parte del nucleo acubens septi localizzato nell’area pre-ottica dell’ipotalamo.

La dopamina è un neurotrasmettitore che appartiene alla famiglia chimica delle catecolammine e che svolge nel nostro organismo molteplici funzioni. In particolare va ad agire modulando il comportamento individuale, l’umore, il ritmo sonno-veglia, l’attenzione, la memoria, il movimento volontario e tantissimo altro ancora. Il legame del THC ai suoi recettori e la conseguente produzione e rilascio di dopamina, stimoleranno principalmente sensazioni di piacere, concentrazione, sollievo dal dolore e appetito.

Gli effetti stupefacenti del THC

Il THC è una molecola psicogena che va ad alterare la coscienza e lo stato di una persona. Ovviamente l’effetto stupefacente del tetraidrocannabinolo dipende fortemente dalle quantità che vengono introdotte nell’organismo, oltre che dal particolare status di chi lo consuma: una dose minima porterà semplicemente ad un breve e non troppo intenso stato di euforia associato ad un ampliamento del contenuto emozionale. Non è raro, infatti, casi di persone che sotto effetto di un classico “spinello” comincino a ridere di gusto o, al contrario, a piangere a dirotto, ripensando magari ad un avvenimento di poco conto capitatogli nell’arco della giornata. Di contro, un assunzione in dosi elevate di THC può avere spiacevoli effetti sull’umore che possono tradursi in depressione (specie se l’utilizzo è di natura cronica), o anche aggressività.

Altra classica e usuale sensazione a seguito dell’utilizzo di cannabis è l’insorgenza di una fame compulsiva che porta i soggetti sotto l’effetto psicogeno del THC ad ingurgitare grandi quantità di cibi, con una preferenza assoluta per la cioccolata.
Inoltre, alcuni soggetti tendono ad addormentarsi subito dopo aver fumato la marijuana, questo perché bisogna sempre tenere a mente che il THC ha proprietà estremamente rilassanti, soprattutto a livello muscolare e tendineo.

I pro del THC sulla salute

Grazie a numerosissimi nuovi studi sugli effetti della cannabis si è verificato che questo cosituisce di fatto un trattamento assai efficace per pazienti affetti da dolore cronico, in particolare di quello dovuto alla spasticità di alcune malattie come ad esempio la sclerosi multipla. Inoltre, si è evidenziato che il THC sia davvero un ottimo rimedio anti-nausea e anti-vomito da utilizzare per tutti i pazienti sottoposti a chemioterapia per il trattamento dei tumori. Vi sono anche delle evidenze meno solide è più sfumate rispetto alle precedenti, secondo cui il THC aiuti a combattere la perdita di peso e a migliorare l’appetito, in particolar modo facendo riferimento a persone affette da AIDS. Sembra inoltre un ottimo aiuto che vada a migliorare i sintomi della sindrome di Tourette, una malattia neurologica caratterizzata dalla presenza di tic motori e fonatori incostanti, talvolta fugaci e altre volte cronici, la cui gravità può variare da estremamente lievi a invalidanti. Il THC grazie alle sue molteplici proprietà rilassanti e calmanti si dimostra anche di efficace utilizzo contro il disturbo d’ansia.

Invece, considerando i possibili effetti negativi c’è da dire che questa risulta esser meno pericolosa rispetto alle altre droghe: non ci sono evidenze di alcuna morte per overdose di cannabis! Ma bisogna tenere a mente che è pur sempre una droga e che non è neppure così innocua come molti tenderebbero a far credere.

…e i contro

Innanzitutto, i fumatori cronici e di lunga data di marijuana hanno un rischio più elevato di ammalarsi di bronchite e altre patologie del sistema respiratorio. Inoltre, dato che molto spesso il consumo di cannabis avviene accostato a quello di tabacco è necessario considerare anche tutte le controindicazioni del tabagismo, tra cui l’insorgenza di tumori primariamente ai polmoni, ma che possono interessare ogni organo del corpo umano.
Il rischio del consumo cronico di cannabis per le donne incinte è quello di dare alla luce con una probabilità maggiore bambini con peso più basso alla nascita.
Altri importanti rischi da non sottovalutare per i consumatori abituali sono le più alte probabilità di incorrere in patologie quali schizofrenia e psicosi, in quanto il THC va ad agire proprio a livello del sistema nervoso e qualora le concentrazioni risultino elevate e croniche, a lungo andare, potrebbero danneggiare in maniera permanente i neuroni.

La legge italiana sulla cannabis legale ed il limite del THC

Con il termine cannabis legale light o canapa legale si intende quella tipologia di cannabis la cui produzione e commercializzazione in Italia è legale ai sensi della legge 242/2016. Infatti, secondo la legge italiana 242 approvata nel Dicembre 2016, la produzione e commercializzazione di marijuana sono da ritenersi del tutto legali soltanto se la cannabis ha un contenuto di THC non superiore allo 0,2%. Questa può esser coltivata anche in manira privata nel proprio giardino e poi rivenduta a commercianti o aziende, stando ben attenti a rispettare le direttive previste dalla legistaltura.

Nel caso in cui la percentuale di THC sia superiore allo 0,2% ma rientri comunque nel limite dello 0,6% l’agricoltore della cannabis depotenziata viene sollevato da ogni tipo di responsabilità. Se invece il limite dello 0,6% viene superato le autorità giudiziarie possono distruggere o sequestrare la coltivazione di canapa.

Secondo la legge 242/1016 deve esser considerata legale la produzione e la commercializzazione per un’ampia varietà di scopi industriali e scientifici, ma non per il consumo personale. Inoltre, tale legge proibisce le importazioni non rientranti nel catalogo europeo evitando quindi erbe svizzere, incroci e ibridi.

Cannabis Light: utilizzi consentiti dalla legge

La legge italiana prevede l’utilizzo della cannabis ad uso industriale come ad esempio per la produzione di numerosi prodotti alimentari, come gli oli, il pane, la pasta o anche biscotti, andando a sfruttare i semi che vengono raccolti dalla pianta.

Altro utilizzo della canapa può aversi in ambito tessile: le fibre della canapa, essendo particolarmente resistenti, possono esser anche utilizzarle per la produzione di vestiti, tende o tessuti. Ultimo campo di utilizzo previsto dalla recente legislatura italiana è quello della bio-edilizia, grazie alle sue molteplici proprietà isolanti.

Nella legge 242/2016 non è menzionato l’utilizzo ludico della canapa, ma questo è ampiamente proibito e sanzionato dalle note e precedenti leggi in materia sanitaria tutt’ora in vigore.  Va anche specificato che la cannabis legale, sebbene abbia un bassissimo contenuto di THC, potrebbe far risultare positivi ai test antidroga: è quindi sconsigliato mettersi alla guida dopo aver fumato della canapa light.

Cannabis medica

Un discorso del tutto diverso deve esser portato avanti se si vuol parlare di cannabis medica che viene utilizzata soltanto a scopo farmaceutico. Innanzitutto questa viene coltivata e prodotta da enti specializzati e con tecniche particolareggiare. In particolare la canapa medica è coltivata in GACP (Good Agricolture and Collection Practice) e GMP (Good Manufacturing Practice) mediante tecnica di clonazione, in serre appositamente indoor e con metodica di germinazione riportata nel DM 9/11/15, oltre che in campi autorizzati specificamente dal Ministero della Salute. Può contenere o meno THC o addirittura esser standardizzata nel contenuto di alcuni cannabinoidi (es. THC, CBD, CBN). Questa tipologia di canapa può esser acquistata solo ed esclusivamente in una farmacia e dietro apposita ed opportuna richiesta medica. Inoltre a differenza della cannabis legale quella medica deve soddisfare numerosi altri criteri:

  • Deve esser quasi completamente sterile e non contaminata da batteri: avere valori inferiori a 10 UFC (Unità Formanti Colonie),
  • Deve contenere bassisime quantità di metalli pesanti: avere valori inferiori a determinati ppm (Parti Per Milione). Bisogna tenere a mente che la canapa è da considerarsi una pianta spugna, ovvero le sue radici sono capaci di assorbire dal terreno metalli pesanti e altri prodotti inquinanti che vengono principalmente concentrati nelle influorescenze;
  • Deve avere un bassissimo contenuto di alflatossine per garantire la sicurezza della salute di chi ne fa utilizzo. Le aflatossine sono micotossine prodotte da specie fungine e altre muffe altamente tossiche e vengono annoverate tra le sostanze più cancerogene esistenti.

Cannabis Light: basso THC e alto CBD

Come già accennato, il THC non è l’unico principio attivo contenuto della cannabis. Tra i vari principi attivi deve saltare all’occhio anche il CBD, comunemente chiamato cannabinolo. Nonostante entrambe le molecole abbiano una composizione chimica simile, presentano rilevanti differenze: il CBD, innanzittuto, va a ridurre gli effetti psicogeni del THC, inoltre, riduce l’ansia, favorisce il sonno ed ha un effetto rilassante sul corpo umano. Quindi, il cannabinolo non influisce minimamente su stato d’animo, sulla coscienza e sulle facoltà mentali, come invece fa il THC. Tra gli altri effetti positivi del CDB si annoverano sicuramente le sue proprietà anti-infiammatorie, anti-ossidanti, anti-depressive e sembra agire anche da antigene tumorale.

I due cannabinoidi naturali possono essere combinarti in diverse in diverse misure:

  • Alti livelli di THC e bassi livelli di CBD: daranno come effetto finale quello che alcuni definiscono ”sballo”, ovvero reazioni psicoattive con ampliamento delle emozioni personali;
  • Stessi livelli di THC e CBD: daranno benefici maggiori per gli utilizzatori a scopo medico con una diminuzione sostanziale degli effetti collaterali dati dall’azione del THC;
  • Alti livelli di CBD e bassi livelli di THC: daranno benefici maggiori per gli utilizzatori a scopo medico con una diminuzione sostanziale degli effetti collaterali dati dall’azione del THC;