Stabilito il limite del THC alimentare

Stabilito il limite del THC alimentare

Il decreto del Ministero della Salute ha stabilito il limite massimo del THC negli alimenti, fissandolo a 2 mg per Kg.

Finalmente dei limiti certi

Il Ministero della Salute, con un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ha stabilito il limite massimo consentito del THC alimentare. Si tratta di una soglia di sicurezza che mette al riparo da intossicazioni e ben molto lontana dal produrre effetti psicotropi per chi la assume. Il limite permesso di THC è di 2 milligrammi per kg nella farina, nei semi di canapa e negli integratori a base di canapa. Nell’olio, invece, ottenuto dalla spremitura dei semi il limite sale fino a 5 milligrammi al kg. Il decreto riporta i limiti di THC consentito per ogni tipologia di prodotto e potrà essere aggiornato ogni volta che ci sarà un nuovo ritrovato a base di canapa.

Certezze per il comparto agroalimentare

I prodotti agroalimentari a base di cannabis sono innumerevoli, birre, biscotti, farine, infusi e la filiera è sempre più in grande espansione. Adesso la cannabis è stata regolamentata anche a tavola! Era un intervento necessario a porre fine alla confusione su questo tema, anche perché i prodotti alimentari a base di cannabis sono molto apprezzati. Infatti per la Coldiretti si tratta di una grande opportunità che ha permesso e permetterà in futuro di riscoprire e intensificare la coltivazione della canapa. Basti pensare che in pochi anni, da 2013 al 2018, gli ettari di terreno dedicati alla coltivazione della cannabis sono passati da 400 a 4.000.

Il limite fissato è troppo stringente

Sebbene da un lato ci sia soddisfazione da parte di produttori e consumatori, dall’altro sorgono invece voci discordanti. Per alcuni produttori entrati in contatto con la nostra redazione il limite stabilito del THC alimentare è troppo stringente. Si rischierebbe di dover ridurre al minimo l’uso dei derivati della canapa col rischio di doverli mischiare con altri ingredienti. Contestato, anche da parte dei consumatori, è il limite così basso che non produrrebbe alcun effetto psicoattivo nemmeno se raddoppiato nella sua misura. Restano vaghi, invece, i contorni di regolamentazione degli altri derivati, che in Europa rappresentano un potenziale giro d’affari stimato in 36 miliardi di euro al 2021, visto il crescente interesse da parte dei settori più diversi, tra cui farmaceutica, cosmesi, alimentare, packaging, edilizia, design e nutraceutica.

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