waltern con Fico

Denunciato disabile per autoproduzione

Autoproduzione di Cannabis Terapeutica per scorte insufficienti, denunciato disabile ed arrestato un suo amico che lo aiutava ad innaffiare le piante.

La malattia rara

Sono oltre 30 anni che Walter combatte contro una malattia neurodegenerativa, l’artrite reumatoide che è il cancro della sinovia (il liquido extracellulare delle cavità articolari che lubrificano articolazioni e cartilagini articolari), una patologia rara che le case farmaceutiche non hanno interesse a curare perché gli introiti sarebbero irrilevanti.

Negli anni Walter si è sottoposto a numerose cure a base di farmaci che però non solo non hanno riportato risultati degni di nota, ma hanno persino causato effetti collaterali spesso molto gravi.

Stavo morendo di “cure” prima che della malattia dichiara beffardamente il sofferente.

Cannabis Terapeutica non sufficiente

Per contrastare i suoi acuti dolori Walter assume Cannabis Terapeutica, legalmente prescritta dal Sistema Sanitario Nazionale,  che in un modo straordinario gli permette di vivere una vita molto meno complicata. La quantità prescrittagli, però, non sempre è sufficiente, per questo si è trovato costretto a trasgredire la legge e coltivare qualche pianta nella sua abitazione solo per uso personale e terapeutico. Specialmente negli ultimi mesi, dato che la compressione del midollo sta degenerando anch’essa e fa sì che abbia bisogno di almeno 1-2 grammi in più al giorno rispetto a quanto previsto.

Mettiamo subito in chiaro : le piante erano illegali perché non è consentito coltivarle, ma se lo si fa per scopi terapeutici personali non si commette un reato penale ma solo amministrativo. Nel caso di Walter si tratta di 9 piante, con una produzione secca pari circa al 5% dei 20 kg riportati dal giornale locale che però ha fatto riferimento al comunicato dei carabinieri (i quali hanno pesato anche radici, foglie e fusti, inutili ai fini di Walter perchè prive di sostanza psicoattiva).

“Non ho commesso un reato penale ma un atto di disobbedienza per la mancanza del farmaco. Vorrei che il mio amico Marco, che è stato arrestato al posto mio per avermi aiutato nella coltivazione, venisse scagionato perché trovo che sia un’infamia contro un innocente che mi ha soltanto fatto un favore. Io ho tentato di prendere la responsabilità delle mie piante, ma non sono stato ascoltato mentre Marco è stato preso quando si trovava a casa mia per darmi una mano in buona fede.”

Siamo tutti con Walter

Intanto è partito il sostegno pubblico. Prima l’appello di Enzo Brogi ex consigliere regionale, poi la solidarietà espressa da Adriano Sofri, dal giornalista Andrea Scanzi, da Beppe Grillo e la creazione di un gruppo su Facebook creato dai suoi amici aretini che hanno messo in piedi una raccolta fondi.

L’appello fatto da Walter invece è rivolto direttamente al ministro della Salute Roberto Speranza: “Caro ministro, mi auguro che il pregiudizio nei confronti di un fiore, non vada a ricadere sulle persone che lo usano per curarsi in maniera riconosciuta. Sono anni che chiedo un aumento di dosaggio, e ora mi sono anche stufato. Il dolore non può aspettare e non è giusto ricordarsi dei malati solo quando c’è la campagna elettorale. Avevo trovato una sostanza che mi placava il dolore, mi dava sollievo, mi permetteva di dormire e mi aiutava a mangiare”.

Accusato di “coltivazione in concorso”

All’epoca dei fatti Walter non fu colpito da alcun provvedimento penale e nel processo era solo testimone. Nei suoi confronti però è stato successivamente aperto un fascicolo che ora lo chiama in causa per la coltivazione “in concorso”. Sono 25 i chili di cannabis al centro della vicenda e il 48enne affetto dall’artrite reumatoide fin da subito affermò che il prodotto era finalizzato alle sue cure e non allo spaccio. Il verdetto del giudice Giulia Soldini ha quindi tenuto conto della particolare situazione, accogliendo la linea degli avvocati Osvaldo Fratini e Cristiano Cazzavacca. Applicando il quinto comma, quello sulla modica quantità, con conseguenze penali ridotte al minimo. A maggior ragione lo stesso criterio varrà per il proprietario della serra, Walter De Benedetto, ma la difesa potrebbe puntare anche a far cadere l’accusa. L’avvocato Andrea Berti lo assiste d’ufficio in questa fase, ma con ogni probabilità a difendere Walter sarà un avvocato di Roma. L’Associazione Luca Coscioni fin da subito ha dimostrato vicinanza a Walter, che scrisse anche un appello al presidente del consiglio Conte. Un anno fa Walter è stato ricevuto a Montecitorio dal presidente della Camera, Roberto Fico.

Walter ne ha il diritto

Walter ha diritto ad essere aiutato dallo Stato e invece troppo spesso ancora lo Stato si mette di traverso negando la possibilità di avere la cannabis terapeutica che pure gli è stata prescritta”, ha detto Marco Cappato, dell’associazione Coscioni, a casa di De Benedetto davanti alle telecamere. “E lo Stato” ha ggiunto “si mette di traverso anche sulle scelte di fine vita”. Sì, perché nella dolorosa storia di Walter c’è pure il tema del testamento biologico a fronte di una malattia inguaribile, che non dà tregua e riserva solo sofferenza.