Cannabis legale: impatto sulle analisi del sangue e delle urine

Test antidroga

La cannabis legale è un particolare tipo di cannabis che contiene livelli estremamente bassi di THC, il principio attivo della marijuana. Secondo le attuali normative in vigore su tutto il territorio italiano, le infiorescenze della canapa devono avere una percentuale al di sotto dello 0,2% del principio attivo (seppur di fatto è tollerato fino allo 0,6%).

Resta che mentre è legale coltivare e commercializzare questo tipo di canapa, rimane un illecito il suo consumo personale a scopo ricreativo.

Infatti, nonostante un livello così basso di THC, dopo aver consumato cannabis legale è comunque possibile riscontrare la sua presenza nel sangue, nelle urine o mediante il test del capello. La rilevazione e la permanenza del THC nell’organismo è determinata da differenti fattori come ad esempio il proprio metabolismo, il sistema di escrezione e quello digestivo.

La tipologia di test più frequente che viene eseguito per la rilevazione delle droghe è quello delle urine. Può rilevare la presenza di cannabis per giorni e talvolta per settimane dopo il suo consumo. È bene sottolineare che i test delle urine non rilevano la sostanza psicoattiva THC ma bensì rilevano il THC-COOH, ovvero il cannabinoide non psicoattivo. Questa sostanza può permanere a lungo nel corpo senza avere in realtà alcun effetto sull’organismo. Le urine sono molto più sensibili alla rilevazione di cannabis e secondo i dati forniti dalla Quest Diagnostic, il 50% dei test che risultano positivi alle droghe effettuati sulle urine, hanno rilevato la presenza di cannabis.

Gli esami del sangue sono quelli più attendibili perché rivelano un uso recente della cannabis poiché misurano la presenza attiva nell’organismo di THC. Vengono effettuati però con meno frequenza perché, oltre ad essere invasivi, non sono così semplici da gestire. Per prassi le analisi del sangue vengono eseguite nel caso il soggetto sia incorso in un incidente stradale con lo scopo di verificare se fosse sotto effetto di sostanze psicoattive.

Con il test del capello non si misura l’utilizzo recente della cannabis ma si può solo riscontrare la presenza di residui non psicoattivi che permangono addirittura per mesi. I residui infatti vengono assorbiti e divengono riscontrabili attraverso il test dei capelli solo dopo sette o dieci giorni circa. Il test eseguito sul capello è più efficace nel rilevare un utilizzo regolare di cannabis. Vediamo nello specifico le caratteristiche dei test delle urine, del sangue e del capello per la rilevazione dell’utilizzo della Cannabis.

Test delle urine

Il tempo di permanenza nelle urine della Cannabis, molto dipende dall’utilizzo più o meno frequente. Negli utenti che ne fanno un uso regolare, ovvero che fumano marijuana più volte a settimana, il THC-COOH non attivo permane in circolo a livelli molto alti per molte settimane di seguito prima di passare a livelli trascurabili e non rilevabili mediante le analisi. La situazione per chi ne fa un uso occasionale è assai differente: a distanza di un paio di giorni non è più rilevabile alcuna sostanza nelle urine.
I livelli urinari del THC-COOH non sono sempre stabili ma fluttuano molto nell’arco della giornata. Ecco perché seppur gli effetti del cannabinolo sono spariti da tempo si può risultare positivi al test delle urine.
I cataboliti hanno bisogno di tempo per arrivare nelle urine. Se un individuo ha recentemente assunto marijuana senza averlo fatto prima, dovrà attendere quattro o cinque ore prima di risultare positivo al test delle urine. I consumatori abituali arrivano ad avere costantemente livelli di THC-COOH di base superiori ai 1.000 ng/ml. Per azzerare i livelli di questa sostanza sono indispensabili settimane di astinenza.

Gli esami del sangue

Mentre nelle urine viene rilevata la sostanza non psicoattiva, attraverso le analisi del sangue è possibile verificare i livelli di THC. Quando la marijuana viene fumata, i livelli di THC nel sangue salgono vertiginosamente e in modo immediato solo a distanza di qualche minuto dalla prima inalazione, raggiungendo frequentemente livelli oltre i 100ng/ml di sangue. Nel giro di un’ora però i livelli calano rapidamente. Se attraverso le analisi del sangue viene rilevato un valore alto di THC significa che il soggetto ha fumato da poco. Nei consumatori abituali però, le quantità rilevabili di THC permangono rilevabili a distanza di giorni.

La percentuale di THC presente al livello ematico può essere rilevata in due modi differenti. Molto laboratori adoperano il sistema che si basa sulla valutazione della sua concentrazione nel sangue intero mentre altri prendono in considerazione la percentuale presente solo nel plasma. A differenza del test delle urine, le analisi del sangue riescono a stabilire se il soggetto sia o meno ancora sotto effetto della THC. Un gruppo di scienziati ha stabilito che livelli superiori ai 3,5-5 ng/ml nel sangue oppure di 7-10 ng/ml di concentrazione nel siero, significano che il soggetto è sotto l’effetto del THC. In molti paesi europei e non sono viene applicata quella che in gergo si definisce tolleranza zero. Ogni persona trovata con livelli superiori a 0 di THC viene considerata non all’altezza di guidare e quindi potenzialmente pericolosa per sé e per gli altri se trovata a condurre un qualsiasi veicolo.

Test antidroga effettuati sul lavoro

In alcune situazioni lavorative, il titolare può richiedere che i dipendenti si sottopongano a un test antidroga senza alcun preavviso. Alcune aziende già richiedono questo tipo di verifica in fase di colloquio oppure periodicamente nel corso dell’anno. In linea di massima questi test chiesti dal titolare di un’impresa vengono eseguiti sulle urine per verificare la presenza o meno del THC-COOH. Se il soggetto adopera cannabinoidi non psicoattivi i test delle urine dovrebbero risultare negativi ma talvolta, dosi elevate di queste sostanze possono dare falsi positivi difficili poi da smentire o giustificare.

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